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Vigevano

Benvenuti a Vigevano, graziosa cittadina in provincia di Pavia, ricca di storia e di capolavori artistici, anche capitale dell’industria calzaturiera.

Ma la mia non è questa.

Per me Vigevano è un luogo ideale, fantastico, la città delle leggi rottamate, abrogate, disapplicate, dimenticate, che non vigono più. Enorme, labirintica, una gigantesca biblioteca a cielo aperto con infiniti piani e corridoi senza fine, polverosi e bui, che si intrecciano e sovrappongono senza soluzione di continuità.

Al centro, una sorta di smisurato Jukebox: è il totem delle nuove leggi, tutte rigorosamente à la carte; basta scegliere la materia, il tipo di provvedimento che si vuole e il risultato atteso.

Fatta la legge, risolto il problema. Senza preoccuparsi di quello che c’era prima e di quello che verrà dopo.

Niente viene risolto in realtà, anzi si creano grovigli inestricabili di norme, che cercano di superarsi e prevalere combattendo tra di loro, impugnate dai valorosi azzeccagarbugli di turno. La produzione ipertrofica di leggi da parte del Governo – spesso a gentile richiesta – si chiama delegificazione ed è provocata dalla storica incapacità di ben funzionare del nostro Parlamento.

L’incertezza del diritto che si è creata, con i processi che durano spesso decenni, disincentiva gli investitori esteri e penalizza drasticamente gli imprenditori italiani. I soldi in tasca sono sempre meno e il debito pubblico cresce a dismisura. Nel Paese dove il pubblico è di nessuno, la tutela ed il rigore sono rimaste quelle delle “Gride” manzoniane, mera apparenza, niente sostanza, come il Garante del contribuente o il Registro delle opposizioni.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, dai tempi del Gattopardo la filosofia non è mutata, l’ipocrisia è rimasta quella. Per uscire dal labirinto è necessario un cambiamento. Ma il cambiamento, la risoluzione dei problemi non può avvenire tramite nuove leggi dagli effetti miracolosi.

Il cambiamento deve avvenire all’interno di noi stessi.

Se le cose non vanno bene, è perché abbiamo imparato ad esteriorizzare la colpa e disimparato a conoscere le responsabilità locali e personali.

Si potrebbe riparare cominciando da disegni di legge di iniziativa popolare, più cultura e meno falsa informazione. E soprattutto un bel sorriso.

Basta lamentarsi senza fare niente!

Se dobbiamo provare a costruire qualcosa di nuovo, di vero, possiamo farlo solo camminando tutti insieme nella stessa direzione.

Provvedimenti semplici, concreti e a costo zero, come quello che ha eliminato le penali per l’estinzione anticipata dei mutui o quell’altro che ha reso possibile il mantenimento della propria classe di merito assicurata nell’ambito del proprio nucleo familiare.

Un giorno la musica del Jukebox potrebbe cambiare.

Forza trasformiamo la Messa da requiem in un Inno alla Gioia!

Fausto Birigazzi

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